Ancora qui - Web série de la Repubblica Tv : 9 ans après le tremblement de terre de l'Aquila du 6 avril 2009, La Repubblica revient sur les lieux du désastre et dresse un bilan optimiste de la reprise de l'économie locale.

 

Pasta, torrone, guanciale, parmigiano ... les bons produits italiens sont au rendez-vous 





Le modèle Primavera de la marque Piaggio fête ses 50 ans.

Cette Vespa est l'un des symboles de la jeunesse italienne et de la "Dolce Vita". Le modèle mythique de la marque Piaggio a marqué plusieurs générations de conducteurs depuis 1967, année de sa commercialisation. Au fil du temps, ce scooter est devenu un objet design, réinventé par les ingénieurs de la marque pour surfer sur la tendance du moment.

Une révolution culturelle mais aussi mécanique : ce modèle fut l’un des premiers à proposer quatre vitesses et un siège plus

long, améliorant le confort du passager.

« Con una Vespa puoi essere »

Sa petite taille, sa légèreté et ses couleurs ont contribué à sa légende : la Vespa Primavera se fera tout de suite adopter

par la jeunesse italienne. Avec son slogan « Con una Vespa puoi essere » (Avec une Vespa, deviens quelqu’un), le modèle

séduit. Pour se rendre à l’université ou faire des tours dans la ville en soirée, ce deux-roues, symbole d’indépendance, est l’un des moyens privilégiés des adolescents, filles ou garçons.

Le modèle Primavera, emblème de la « Dolce Vita » à l’italienne, fera aussi la fierté de la marque à l’international : en Europe, où Gilbert Becaud n’hésitera pas à enfourcher ce deux-roues pour la publicité, mais aussi sur le marché asiatique.

170 000 Vespa produites en 2015

À l’occasion de cet anniversaire, la marque Piaggio a décidé de rééditer neuf modèles de la Primavera. Vespa, qui a fêté ses 70 ans d’existence en 2016, a vu, ces dernières années, sa production tripler : de 58 000 modèles produits en 2004,

la marque a passé la barre des 170 000 véhicules sortis d’usines en 2015. Une fierté nationale, même si la fabrication n’est plus exclusivement italienne. Vespa a délocalisé une partie de sa production, au Vietnam et en Inde.

Publié par François Beaudonnet - Franceinfo Bureau de Rome 


venezia, burano, torcello ...... in evidenza


Venezia, mani giganti sbucano dall'acqua: l'installazione in Canal Grande

  Le sculture sono opera dell'artista italiano Lorenzo Quinn. L'installazione, chiamata "Support", è stata realizzata "per sottolineare i cambiamenti climatici e per sensibilizzare alla protezione dei nostri patrimoni". Le due enormi mani sbucano dal Canal Grande e sostengono idealmente Ca' Sagredo .



 

"Venezia non è in vendita", il progetto-denuncia di due italiane a Siviglia che racconta l'agonia della città lagunare

L'Huffington Post  |  Di Anna Madia Pubblicato: 06/11/2016

 Le panetterie chiudono per lasciare spazio ai negozi di souvenir. I cittadini se ne vanno mentre il turismo di massa affolla le strade, riempie gli hotel, si estende alle vecchie case riconvertite. 55 mila residenti contro 27 milioni di viaggiatori l’anno.
È come l’acqua alta, ma travolge tutto. Il ritratto di una Venezia che muore, quella che, nel luglio scorso, ha spinto l’Unesco a lanciare un allarme. Un vero ultimatum: se la città non difenderà se stessa, nel febbraio prossimo perderà lo status di “patrimonio dell’umanità”, ottenuto nel lontano 1987, per trasformarsi in “patrimonio in pericolo”. Un rischio concreto che ha spinto due giovani italiane residenti in Spagna, Anita Orzes e Valentina Negri, a scendere in campo con i propri mezzi per denunciare lo stato delle cose....leggere di più


Carnevale di Venezia 2017, il volo dell'angelo ! per vedere il video clic


Dans Venise la rouge

Pas un bateau qui bouge

Pas un pêcheur dans l'eau

Pas un falot .....

A Venezia la rossa,

 Nessun battello che si muove,

 Nessun pescatore nell’acqua,

 Nessun lanternone....

 




L'acqua alta del 4 novembre 1966, cinquant'anni fa .....   Il giorno dell'"aqua granda" la video


La Biennale

Le ghetto de Venise a 500 ans




 Spaghetti sugli alberi: il re dei pesci d’aprile, targato BBC

 Quando gli spaghetti crescevano sugli alberi

 Il primo aprile del 1957 la trasmissione della BBC “Panorama” mise in onda un reportage di tre minuti sull’eccezionale raccolta di spaghetti nel canton Ticino. Il video fu girato a Morcote, sulle sponde del lago di Lugano, e mostra una famiglia svizzera che raccoglie generose quantità di spaghetti dagli alberi e li mette a seccare al sole.

 Le immagini sono commentate dalla voce di Richard Dimbleby, giornalista conosciuto nel Regno Unito per i reportage di guerra e gli approfondimenti sulla famiglia reale britannica. Il cronista racconta con solennità del grande successo del raccolto di quell’anno. Un successo dovuto all’inverno particolarmente mite e alla “virtuale sparizione del coleottero degli spaghetti”.

 «Le ultime due settimane di marzo sono un periodo di preoccupazione per il coltivatore di spaghetti», raccontò Dimbleby in tono serio, mentre venivano trasmesse le immagini di un’allegra famiglia svizzera intenta a cogliere strisce di pasta dagli alberi. «Esiste sempre la possibilità di una gelata tardiva che, pur non rovinando completamente il raccolto, di solito ne compromette il sapore e rende difficile ottenere buoni prezzi sul mercato mondiale». Un’industria relativamente piccola, quella svizzera, rispetto alla vicina Italia. «Molti di voi, ne sono certo, avranno visto le immagini delle vaste piantagioni di spaghetti nella pianura padana. Per gli svizzeri, invece, si tratta di un’attività a livello familiare». Inoltre la scomparsa quasi totale del cureulione della pasta, un parassita dannoso per le coltivazioni, faceva presagire per quell’anno una produzione abbondante.

 «Una volta raccolti», continuava Dimbleby, «gli spaghetti vengono messi ad asciugare al caldo sole alpino. Molti rimangono sorpresi dall’uniformità della loro lunghezza, ma questo è il risultato di anni e anni di pazienti sforzi da parte dei coltivatori, che alla fine sono riusciti a ottenere degli spaghetti perfetti». E via con le immagini della festa paesana dopo il raccolto abbondante. «Per chi ama questo piatto», terminava il servizio, «non vi è nulla che superi degli autentici spaghetti coltivati in casa».

 

Dopo la trasmissione del reportage, la BBC fu sommersa di telefonate da parte di gente che chiedeva dove fosse possibile procurarsi un albero di spaghetti ! Ecco il video (clic) purtroppo, in inglese !